Iniziative della sezione di Casoli

5 giugno 2017 Lascia un commento »

ANPI- CASOLI.
Sezione “Nicola Caniglia”
Anche noi abbiamo aderito alla Giornata antifascista indetta dall’ANPI Nazionale.
Sabato, 27 maggio, gli iscritti e tutti i cittadini sono stati invitati a partecipare ad una semplice cerimonia che si è tenuta alle ore 15,30 davanti ad un LUOGO DELLA MEMORIA vale a dire davanti ad una delle sedi del campo di concentramento di Casoli (1940-1943).
Hanno partecipato all’iniziativa il Sindaco del nostro paese, il Vice-Sindaco e l’assessora alla cultura, alcuni iscritti e simpatizzanti.
Dopo aver deposto una coroncina di garofani rossi intrecciati con alloro sulla parete del campo dove è affissa anche una gigantografia dei primi 50 Ebrei stranieri internati nel campo di Casoli, è stata data lettura di una delle tante lettere scritte da un internato e ciò per NON DIMENTICARE.
A seguire, la lettura di alcuni passaggi di ciò che Antonio Gramsci scrive a proposito dell’indifferenza e di ciò che Hessel dice a proposito dell’indignazione: l’indifferenza, intesa come peso della storia e come sentimento facilitatore dell’insorgenza di tutti i fascismi e l’indignazione intesa come “Resistenza” come vigilanza affinchè mai più siano tollerate o accettate situazioni ed idee non in linea con tutti i principi di libertà.
Terminato l’incontro, alcuni dei presenti si sono recati al Sacrario della Brigata Maiella per rendere omaggi ai Maiellini morti per la libertà.

“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere
partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e
partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è
vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza
opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma
opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che
sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti;
è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede,
il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli
uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi
che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere
uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra
l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da
alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la
massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra
sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno
naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha
voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano
pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto
anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è
successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti.
Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone
quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere
inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura
che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che
succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa
nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono
partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.
Antonio Gramsci – Indifferenti 11 febbraio 1917
Così parla l’Amen, il Testimone fedele e verace

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